La perla dell’oceano indiano: Mauritius

L’oceano indiano è costellato di piccole isole meravigliose, ma ce n’è una che ha ispirato poeti, scrittori e naturalisti europei che nel XVIII e XIX secolo viaggiarono lungo le rotte della Compagnia delle Indie orientali: Mauritius.

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Mark Twain dopo averla vista disse che “Dio creò Mauritius e poi il Paradiso terrestre” e non si può certo dargli torto ammirando la natura selvaggia e l’armonia di colori che domina questo lembo di terra davanti alle coste del Madagascar. Là dove il vento accarezza le immense piantagioni di canna da zucchero trovarono rifugio artisti e botanici, ma anche di avventurieri, schiavisti, colonialisti e commercianti. L’isola venne scoperta dagli arabi nel IX secolo e successivamente con lo sbarco dei coloni olandesi nel XVI fu chiamata Mauritius in onore del principe Maurice di Nassau. Nel corso della loro permanenza sull’isola gli olandesi abbatterono le foreste di ebano e furono i responsabili della scomparsa del dodo, che in seguito diventerà il simbolo delle specie animali a rischio di estinzione e della battaglia mondiale per la salvaguardia della biodiversità. Nel 1715 i francesi sbarcarono sull’isola ribattezzandola Île de France. Nel 1721 il governatore Bertrand-François Mahé de La Bourdonnais fondò Port Louis, che in seguito divenne la capitale. Sotto l’egida del governatore l’isola fu una prospera colonia francese ed un importante scalo per i mercantili europei diretti in Estremo Oriente. Oltre a trasformare Port Louis in una base navale permanente, il conte de La Bourdonnais fece costruire strade ed erigere ponti. A lui si devono inoltre la costruzione della Government House, delle Line Barracks che ospitavano marinai e soldati e del Château Mon Plaisir nel Giardino Botanico Pamplemousses. Tutt’oggi una statua di La Bourdonnais è visibile a pochi passi dal porto di Port Louis. Nel 1814 l’isola divenne inglese, tuttavia il Trattato di Parigi riconobbe alla popolazione locale il diritto di conservare lingua, religione e sistema legislativo introdotti dai francesi. Ciò spiega perché il francese sia ancora molto diffuso, benché gli inglesi abbiano governato l’isola per 158 anni. Nel 1835 venne abolita la schiavitù: ciò porto sull’isola indiani, cinesi ed altre etnie che iniziarono a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e nel commercio. Se l’isola divenne una repubblica nel 1992 lo si deve anche alla figura di Sir Seewosagur Ramgoolam, eletto Primo Ministro nel 1968, che rese Mauritius indipendente.

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Nella costa settentrionale dell’isola, a Grand Baie, si trovano numerosi ristoranti e discoteche, ma anche l’affascinante chiesa dal tetto rosso da cui ammirare la laguna a Cap Malheureux. A riscuotere il maggior interesse da parte dei viaggiatori è il Giardino Botanico Sir Seewoosagur Ramgoolam (SSR). Questo fu rinominato nel 1988 in onore dell’amato primo ministro Ramgoolam, che 20 anni prima aveva guidato il paese all’indipendenza. Oggi è una delle attrazioni turistiche più visitate nella zona nord di Mauritius. La sua fama si deve in particolare alle Victoria Amazonica, le ninfee giganti con foglie che raggiungono i tre metri di diametro, e al Talipot, una pianta che fiorisce una volta ogni 30-100 anni; a queste specie si aggiungono i mirabili esemplari di piante di mogano e le rare palme latania del Madagascar. A Pamplemousses, distretto il cui nome deriva dalla pianta di pompelmo in francese “pamplemoussier”, non c’è solo l’incantevole giardino botanico, infatti questa cittadina dall’importante retaggio storico ha molti luoghi interessanti da visitare, tra cui il vecchio cimitero, la Chiesa di San Francesco d’Assisi del XVIII secolo e l’Aventure du Sucre, un affascinante museo che racconta la storia dell’industria dello zucchero, offrendo al contempo uno scorcio sulla vita dell’isola  in particolare del periodo della schiavitù e della produzione del rum.

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Il sud di Mauritius presenta invece un paesaggio nettamente diverso da quello del resto dell’isola caratterizzato da scogliere a picco sul mare su cui si infrangono le onde che si formano nei punti in cui la barriera corallina digrada lasciando il litorale esposto alla violenza dell’Oceano Indiano. Ad ovest invece al largo di Tamarin Bay o Flic en Flac, in direzione della Île aux Benitiers, è possibile avvistare i delfini che raggiungono queste acque per riposare e nutrirsi. La Morne Mountain, il monte a picco sul mare dove in passato si rifugiavano gli schiavi in fuga, è uno dei simboli di questa regione, così come gli eleganti alberghi che offrono la possibilità di praticare sport acquatici di ogni tipo. Spostandosi leggermente nell’entroterra, sulle colline attorno a Chamarel, è possibile visitare la distilleria di rum che reca il nome del villaggio, scoprendo tutti i segreti della produzione del liquore simbolo dell’isola e assaggiando alcune delle produzioni d’élite. Nel mio viaggio ho particolarmente esplorato questa parte di isola ammirando i panorami mozzafiato del Black River Gorges National Park un parco nazionale esteso su oltre 16.680 acri di superficie che ospita alcune delle specie animali e vegetali più a rischio di estinzione. Un vero e proprio percorso nel verde, dove si possono ammirare ben 311 specie di piante da fiore native ed endemiche e 9 specie di uccelli che vivono solo a Mauritius. Altra tappa del mio peregrinare mauriziano sono state le Terre colorate di Chamarel. Nessuno è ancora riuscito a spiegare perché queste piccole colline ondulate ,simili a dune ,presentino variazioni di colore così marcate. Alcuni sostengono che sia il risultato del raffreddamento di depositi di cenere vulcanica a diverse temperature, con una conseguente formazione di sette strati di terreno di varie tonalità. Altri ritengono che il colore possa essere attribuito alla diversa quantità di ossido minerale contenuta in ciascuno monticello. Soprattutto al mattino, quando il sole è più luminoso, i colori sono più intensi.

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Durante il viaggio la mia curiosità è stata più volte catturata dal profilo montuoso di Le Morne. Nei secoli scorsi le fenditure nella roccia basaltica che sovrasta di 556 metri la penisola di Le Morne furono spesso utilizzate come rifugio dagli schiavi in fuga. Molti di essi, per salvare la loro libertà e sfuggire agli inglesi, trovarono la morte lanciandosi in mare. Oggi la montagna è visitata non solo per l’imponente masso roccioso, iscritto nel Patrimonio dell’Umanità per la sua storia movimentata, ma anche per le tre miglia di spiaggia immacolata al suoi piedi.

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Il meglio di Mauritius lo si può ammirare al calar della sera. Quando il sole bacia il mare ed cielo si tinge di rosso l’isola risplende di mille colori. Questi sono presenti anche nella bandiera nazionale: rosso, blu, giallo e verde. Rappresentano non solo la natura, ma anche le diverse religioni ed etnie presenti sull’isola. Il rosso corrisponde agli indù, il blu ai cristiani, il giallo agli itamil ed il verde ai mussulmani. Così come i popoli anche le diverse religioni convivono armoniosamente a Mauritius. Fra i luoghi più mistici ed affascinanti c’è sicuramente il Lago Ganga Talao. Chi si avventura oltre i bacini d’acqua dolce di La Marie e di Mare aux Vacoas incontrerà il Ganga Talao (o Grand Bassin), un lago naturale creatosi all’interno di un cratere vulcanico estinto nella regione degli altopiani. La sua fama deriva dal fatto che è stato scelto dagli induisti presenti sull’isola come loro luogo sacro. Infatti è un importante meta di pellegrinaggio per gli induisti di Mauritius  che lì si recano per pregare il dio Shiva. L’origine vulcanica dell’isola si può notare ammirando anche il Trou aux Cerfs. Questo è infatti il cratere di un vulcano estinto ubicato al centro di un altopiano ai piedi del quale sorge la cittadina di Curepipe. E’ alto 85 metri e culmina in un lago naturale. Il panorama che si gode dalla cima è eccezionale, non solo per la splendida vista sulle città principali, ma anche sul paesaggio circostante, dalla costa nord-occidentale alle montagne selvagge attorno a Moka Town.

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Mauritius ha anche un lato poetico e romantico che si può apprezzare nel libro che è diventato un’icona mauriziana «Paul e Virginie». Scritto dal francese Bernardin de Saint-Pierre nel 1787 è stato paragonato a Giulietta e Romeo. Un paragone dovuto alla storia struggente e romantica di due bambini cresciuti insieme in un paradiso tropicale, fuori dal mondo, lontani dalla ingiustizie sociali e dal sentimentalismo falso della società francese. Diventati ragazzi, Paul e Virginie si innamorano, ma le rispettive madri li separano. Lei è costretta ad andare a vivere in Francia da una zia arcigna; ma non dimentica il suo Paul. Il loro amore non si spegne ma quando il destino sembra riallacciare le loro vite, arriva la tragedia. Un’amore impossibile, un destino crudele, una storia venata dalle idee illuministe di Rousseau, scritta alla vigilia della Rivoluzione francese: sullo sfondo i problemi razziali. Viaggiando in quest’isola, che non offre solo palme, spiagge e mare, l’intreccio di questa storia letteraria e umana è evidente e conquista il cuore di coloro che sanno carpirne la bellezza.
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